La resa dei conti tra Bce e Bundesbank

Per il Wall Street Journal siamo “alla resa dei conti tra Bce e tedeschi”. Ma per ora è piuttosto Bce vs. Bundesbank. Ieri sera il sito Web del quotidiano finanziario americano apriva sull’imminente “resa dei conti” tra Banca centrale europea e Germania, alla quale potremmo assistere già oggi in occasione del Consiglio direttivo della Bce. Secondo il Wsj, le affermazioni della settimana scorsa del presidente Mario Draghi, interpretate come il segnale che l’Eurotower agirà acquistando i bond dei paesi più deboli, sarebbero considerate “anatema” a Berlino.
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Per il Wall Street Journal siamo “alla resa dei conti tra Bce e tedeschi”. Ma per ora è piuttosto Bce vs. Bundesbank. Ieri sera il sito Web del quotidiano finanziario americano apriva sull’imminente “resa dei conti” tra Banca centrale europea e Germania, alla quale potremmo assistere già oggi in occasione del Consiglio direttivo della Bce. Secondo il Wsj, le affermazioni della settimana scorsa del presidente Mario Draghi, interpretate come il segnale che l’Eurotower agirà acquistando i bond dei paesi più deboli, sarebbero considerate “anatema” a Berlino. Per altri osservatori la vera resa dei conti è piuttosto tra Bce e Banca centrale tedesca, avendo il governo tedesco dato un via libera di fatto a Draghi. Ieri, con curioso tempismo, la Bundesbank ha infatti pubblicato sul suo sito una intervista rilasciata oltre un mese fa dal governatore Jens Weidmann allo staff della stessa BuBa, intervista nella quale si ingiunge alla Bce di non oltrepassare i limiti del proprio mandato. Gli esponenti tedeschi più rigoristi ritengono che un acquisto di titoli di stato da parte della Bce equivarrebbe a una “monetizzazione” del debito degli stati.

Anche Obama, con Hollande e Monti, chiede all’Europa di agire. Ieri, in due diversi colloqui telefonici con il premier italiano Mario Monti e il presidente francese François Hollande, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha sostenuto che “gli strumenti definiti” nel summit europeo del 28 e 29 giugno – tra cui lo scudo anti spread – “devono essere tradotti in azione il più presto possibile”.

Fed immobile, mercati scettici. Monti: l’Italia può avere bisogno dello scudo anti-spread. Le Borse europee hanno vissuto ieri una seduta volatile, nell’attesa delle mosse della Federal Reserve e della Bce. Tra gli investitori si è diffusa la sensazione che gli istituti opteranno per mantenere lo status quo fino a settembre. In serata l’ipotesi è stata in parte confermata dalla scelta del governatore della Fed, Ben Bernanke, di lasciare invariati i tassi d’interesse (tra 0 e 0,25 per cento) e di non annunciare nuove misure di stimolo monetario. Milano ha chiuso a più 0,27 per cento, mentre lo spread tra Btp e Bund ha chiuso in calo a 456 punti. Monti, in visita in Finlandia, ha detto che per l’Italia “aiuti potrebbero essere necessari, forse in relazione alla lentezza con la quale i mercati comprendono gli sforzi compiuti e i risultati raggiunti”.

Confindustria pubblica un manifesto, Marchionne vede i sindacati. Le imprese “incoraggiano il governo ad andare avanti nella sua missione riformatrice”, ha detto Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, presentando il “Patto per l’Italia, l’Europa e l’euro” insieme ad Abi, Ania, Cooperative e Rete Imprese Italia. L’ad di Fiat, Marchionne, ha detto ai sindacati: “E’ oggi quasi impossibile lavorare in una situazione di assoluta incertezza per quanto riguarda l’applicazione di norme di legge e di contratto”.
/media/uploads/2011/Schermata%202012-08-01%20a%2019_35_21.pngNel grafico: LA MANIFATTURA EUROPEA PUNTA AL PEGGIO. L’indice Pmi (Purchasing Managers’ Index) sull’attività manifatturiera della zona euro nel mese di luglio è sceso a 44 punti rispetto ai 44,1 di giugno, sotto le attese degli economisti. Come emerge dal grafico di Bloomberg, in Italia l’indice Pmi di luglio è sceso a 44,3 punti dai 44,6 di giugno, contro le attese a 44,2. Anche in Francia il Pmi è calato a quota 43,4 da 45,2 (stime a 43,6) e in Germania a 43 da 45 (43,3).